Il capitale raccolto dal Real Estate crowdfunding italiano ha raggiunto 1,03 miliardi di euro. A livello globale il mercato vale 58,8 miliardi. Dietro la crescita dei volumi emerge una trasformazione più ampia: l’investimento immobiliare si apre a nuovi strumenti, mentre selezione delle operazioni, gestione del rischio e sostenibilità dei modelli diventano sempre più determinanti.
Il real estate crowdfunding italiano ha superato per la prima volta un miliardo di euro di raccolta cumulata. Un traguardo che racconta non soltanto la crescita di uno strumento finanziario, ma una trasformazione più profonda nel modo in cui capitali e mercato immobiliare stanno iniziando a incontrarsi.
Secondo il Real Estate Crowdfunding Report, progetto di ricerca sviluppato da Walliance con Luiss Business School, alla fine del 2025 il capitale complessivamente raccolto in Italia dalla nascita del settore ha raggiunto 1,03 miliardi di euro, il 21,3% in più rispetto al valore cumulato registrato alla fine del 2024. Il fenomeno assume dimensioni ancora più significative su scala internazionale: la raccolta cumulata mondiale è arrivata a 58,8 miliardi di euro, con una crescita dell’8,3%, mentre l’Europa raggiunge 22,4 miliardi, segnando un incremento dell’11,4%.
Numeri che confermano come il crowdfunding immobiliare abbia ormai superato la fase iniziale di sperimentazione. Ma proprio i dati più recenti mostrano che il settore sta entrando in una fase diversa: meno legata alla crescita dei volumi e sempre più alla qualità e alla sostenibilità delle operazioni.

UN MILIARDO RACCOLTO, MA IL MERCATO DIVENTA PIÙ SELETTIVO
Il superamento della soglia del miliardo potrebbe suggerire un mercato in espansione lineare. Osservando i dati annuali, però, emerge uno scenario più articolato.
Nel 2025 le piattaforme italiane hanno raccolto circa 181,6 milioni di euro, contro i 300 milioni del 2024. Nello stesso periodo, tuttavia, il numero delle campagne finanziate è quasi raddoppiato, passando da 230 a 452.
A cambiare è quindi anche la dimensione delle operazioni. La raccolta media implicita è passata da circa 1,3 milioni di euro per campagna nel 2024 a circa 400 mila euro nel 2025, anche per effetto della maggiore diffusione del lending crowdfunding, una forma di finanziamento attraverso cui gli investitori prestano capitale alle operazioni immobiliari in cambio di un rendimento e che generalmente riguarda campagne di importo più contenuto.
È un passaggio significativo perché mostra come, dopo gli anni della rapida espansione, il crowdfunding immobiliare stia entrando in una fase di consolidamento.
La crescita non può più essere letta soltanto attraverso la quantità di capitale raccolto. Diventano sempre più importanti la qualità delle operazioni finanziate, la capacità di valutare e monitorare il rischio, i risultati effettivamente ottenuti dagli investitori e la trasparenza nella gestione di eventuali ritardi o default.
IL CROWDFUNDING NON È PIÙ UN FENOMENO DI NICCHIA
Anche la dimensione internazionale permette di comprendere quanto il fenomeno sia cambiato.
Gli Stati Uniti, con 30,5 miliardi di euro di raccolta cumulata, rimangono il principale mercato mondiale. L’Europa ha raggiunto 22,4 miliardi, con la Francia al primo posto tra i mercati europei con circa 6,8 miliardi, seguita dal Regno Unito con 3,5 miliardi e dalla Germania con 2,3 miliardi.
La crescita italiana si inserisce quindi in un mercato internazionale ormai strutturato. E anche nel nostro Paese iniziano a emergere dinamiche tipiche di un settore che sta maturando.
Le prime tre piattaforme italiane concentrano infatti circa il 51% del capitale cumulato, mentre le prime cinque raggiungono il 68%. Parallelamente, la crescita dei ricavi non si traduce automaticamente in maggiore redditività : tra le dieci principali piattaforme analizzate, nove hanno aumentato il fatturato, ma soltanto sei hanno migliorato anche l’Ebitda.
Il mercato sta quindi diventando contemporaneamente più grande, più competitivo e più selettivo.
CAMBIA IL MODO IN CUI I CAPITALI ACCEDONO AL REAL ESTATE
Il dato più interessante, dal punto di vista immobiliare, va però oltre il crowdfunding.
Tradizionalmente investire nel mattone significava soprattutto acquistare direttamente un immobile, assumendone integralmente costi, gestione e rischio. Negli ultimi anni la tecnologia e l’evoluzione degli strumenti finanziari hanno progressivamente ampliato le modalità attraverso cui gli investitori possono accedere al settore.
Il crowdfunding è una delle manifestazioni più evidenti di questa trasformazione, perché consente di partecipare al finanziamento di operazioni immobiliari attraverso capitali frazionati. Ma accanto a questo modello stanno assumendo maggiore visibilità club deal, advisory, investimenti diretti selezionati e altre formule attraverso cui capitali differenti possono essere indirizzati verso operazioni immobiliari.
Il fenomeno suggerisce una trasformazione più ampia: il real estate sta passando da un mercato caratterizzato prevalentemente dall’acquisto diretto dell’asset a un ecosistema nel quale lo stesso settore può essere raggiunto attraverso strumenti, livelli di capitale e modalità di partecipazione differenti.
PIÙ ACCESSIBILITÀ SIGNIFICA ANCHE MAGGIORE NECESSITÀ DI COMPETENZE
L’ampliamento delle modalità di investimento non elimina, però, le caratteristiche fondamentali del real estate. Dietro ogni strumento rimane un’operazione immobiliare che deve essere individuata, valutata, finanziata, sviluppata e, infine, valorizzata.
La tecnologia può ridurre alcune barriere di accesso e rendere più semplice l’incontro tra capitale e opportunità , ma non sostituisce la capacità di selezionare correttamente gli asset e valutarne il rischio.
È proprio questo uno degli elementi che emergono dalla fase di maturità del crowdfunding. Secondo il report, nei prossimi anni saranno sempre più determinanti la capacità degli operatori di gestire e comunicare il rischio di credito, la sostenibilità economica delle piattaforme e la possibilità di operare su mercati più ampi.
La crescita dell’accessibilità all’investimento immobiliare procede quindi parallelamente a una crescente richiesta di professionalizzazione, trasparenza e competenze specialistiche.
È uno scenario che riguarda da vicino anche FRIMM S.p.A., che attraverso FRIMM Real Estate Investing opera nel mercato degli investimenti e della valorizzazione immobiliare.Â
L’emergere di nuovi strumenti conferma infatti una trasformazione che riguarda l’intera filiera: da una parte cambiano le modalità con cui i capitali possono avvicinarsi al real estate, dall’altra rimane centrale la capacità di individuare operazioni immobiliari sostenibili, comprenderne il potenziale e costruire strategie efficaci per la loro valorizzazione.
In questo nuovo scenario, saranno qualità delle operazioni, competenze immobiliari, capacità di valutazione e gestione del rischio a determinare quali modelli riusciranno realmente a creare valore nel tempo.

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